Immagina di trovarti alla guida della tua automobile.
La strada è tranquilla, il traffico è scorrevole e riesci a prestare attenzione a ciò che accade intorno a te. Puoi riflettere, prendere decisioni, adattarti agli imprevisti e mantenere una buona percezione di ciò che stai vivendo.
Ora immagina invece due situazioni diverse.
Nella prima, un’auto sbuca improvvisamente da una strada laterale e rischia di travolgerti. Il cuore accelera, il respiro si fa più rapido, i muscoli si tendono.
Nella seconda, dopo molte ore di guida e di stress, ti senti esausto, svuotato, quasi incapace di reagire.
In entrambi i casi qualcosa cambia profondamente nel tuo funzionamento.
La capacità di riflettere si riduce.
L’attenzione si restringe.
Le risposte automatiche prendono il sopravvento.
La psicoterapeuta Daniel Siegel ha definito “finestra di tolleranza” quell’area di funzionamento nella quale il sistema nervoso riesce a mantenere contemporaneamente attivazione, presenza e capacità di autoregolazione.
Quando siamo all’interno della nostra finestra di tolleranza possiamo sentire emozioni anche intense senza esserne sopraffatti.
Possiamo pensare e sentire nello stesso momento.
Possiamo rimanere in contatto con noi stessi e con gli altri.
Possiamo apprendere dall’esperienza.
In altre parole, possiamo essere pienamente presenti.
Quando usciamo dalla finestra
Quando il livello di attivazione supera la capacità di regolazione del sistema, tendiamo a uscire dalla finestra di tolleranza.
Questo può avvenire in due direzioni.
Iperattivazione
L’organismo entra in modalità di allarme.
Possono comparire:
- ansia intensa;
- agitazione;
- rabbia;
- ipervigilanza;
- accelerazione del pensiero;
- difficoltà di concentrazione.
Il sistema si prepara all’azione.
Combattere.
Fuggire.
Proteggersi.
Ipoattivazione
In altri casi il sistema si spegne.
Possono emergere:
- stanchezza profonda;
- senso di vuoto;
- disconnessione emotiva;
- torpore;
- difficoltà a pensare;
- sensazione di irrealtà.
In questo caso il problema non è un eccesso di energia, ma una drastica riduzione della disponibilità energetica.
La finestra di tolleranza e la storia personale
La dimensione della nostra finestra di tolleranza non dipende soltanto da fattori biologici.
Dipende anche dalle esperienze che abbiamo vissuto.
Relazioni sufficientemente sicure tendono ad ampliare la capacità di regolazione.
Esperienze traumatiche, trascuratezza emotiva, ambienti imprevedibili o relazioni caratterizzate da paura possono invece restringerla.
Per questo motivo alcune persone riescono a mantenere una buona presenza anche in situazioni molto stressanti, mentre altre si sentono rapidamente sopraffatte o si chiudono emotivamente.
Non si tratta di forza di volontà.
Si tratta di organizzazione del sistema nervoso.
L’obiettivo della psicoterapia
Molte persone arrivano in terapia pensando che il problema sia la presenza di emozioni troppo intense.
In realtà il problema spesso non è l’emozione.
È la difficoltà a rimanere in contatto con quell’emozione senza perdere la capacità di regolarsi.
L’obiettivo non è eliminare la paura, la rabbia, la tristezza o la vulnerabilità.
L’obiettivo è sviluppare una finestra di tolleranza sufficientemente ampia da poter accogliere queste esperienze senza esserne travolti.
Da questo punto di vista la psicoterapia può essere considerata un processo di progressiva espansione della capacità di presenza.
Corpo, relazione e sicurezza
La ricerca contemporanea mostra che la regolazione emotiva non dipende esclusivamente da processi cognitivi.
Il corpo svolge un ruolo fondamentale.
Anche le relazioni svolgono un ruolo fondamentale.
Per questo motivo molti approcci moderni integrano lavoro corporeo, attenzione al sistema nervoso e qualità della relazione terapeutica.
Il cambiamento avviene quando il sistema inizia a fare esperienza di una sicurezza sufficientemente stabile da permettere nuove modalità di funzionamento.
Una nuova definizione di benessere
Forse il benessere psicologico non consiste nell’essere sempre tranquilli.
Forse consiste nella capacità di attraversare l’intera gamma delle esperienze umane mantenendo un senso di continuità e presenza.
La finestra di tolleranza rappresenta proprio questo spazio.
Non un luogo privo di emozioni.
Ma uno spazio sufficientemente sicuro nel quale le emozioni possono essere vissute, comprese e integrate senza trasformarsi automaticamente in difesa o sopraffazione.

